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Carlo Buzzetti e Giovanni Bachelet per
la bibbia e per la gente: passione, competenza, indipendenza[1] 1.
La comune spiritualità dei laici cattolici (in particolare in Italia).
Oggi
le situazioni dei laici cattolici sono varie, ampiamente diverse. A
grandi
linee, si va dalle associazioni laicali storiche ai numerosi movimenti
(che si
sono moltiplicati dopo il concilio Vaticano II). Qui, come premessa al
tema
centrale di queste pagine,
tracciamo
un quadro di considerazioni generali. Oltre il rischio di qualche
semplificazione riduttiva ci può essere un vantaggio: fornire
una
solida base
al tema della consistenza della “spiritualità interconfessionale”. Anche in Italia la maggioranza
dei cattolici vive una situazione
di fondamentale indipendenza dal clero.
Soprattutto per le attività non esplicitamente religiose: la
famiglia,
il
lavoro, l’economia, la cura della salute propria e altrui, il
divertimento, la
scienza, la politica. In teoria il fenomeno non coglie di sorpresa la
chiesa
cattolica. Ne ha parlato lucidamente, prevedendo pericoli e
opportunità, lo
stesso Concilio Vaticano II (finito nel 1965). In pratica nella comunità
cattolica convivono atteggiamenti vecchi e nuovi. Da una parte vi sono
nostalgie
di una cristianità perduta. Dall'altra vi sono spinte verso una
nuova
maturità
cristiana, da vivere con gioia e speranza in mezzo a tutti gli uomini.
Tuttavia, in questo contesto, la stessa definizione di laici cattolici
non pare
univoca. Chi sono? Quelli che scelgono
l'insegnamento della religione cattolica a scuola o optano per la
chiesa
cattolica al momento di pagare le tasse? Allora sono oltre il novanta
per cento
della società italiana. Questi laici cattolici hanno però
rari e
sporadici
rapporti con la chiesa (matrimoni, funerali…) e hanno poca o nessuna
familiarità con la Bibbia. Essi utilizzano preti e religiosi,
considerandoli
rappresentanti di una casta ecclesiastica da rispettare in quanto
gestisce una
centrale di servizi pregiati. Essi chiedono al clero soltanto di
continuare a garantire
lo svolgimento di una
serie di
funzioni che, ai loro occhi, assicurano decoro, rispettabilità o
eleganza
morale a certi atti importanti della vita. Amano dichiararsi credenti
ma
precisano subito di essere poco e irregolarmente praticanti, evitando
ogni
richiesta che vada oltre gli adempimenti formali o materiali: nella
vita
quotidiana, essi non intendono l’essere cristiani come una fonte
d'impegno e
responsabilità. Però non rinunciano alla loro posizione
di cattolici;
anzi, a
volte, la riaffermano e la difendono come un'identità che
è fonte
innegabile di
diritti. In sintesi,
non
si possono considerare avversari della vita cristiana ecclesiale, ma
neppure
sostenitori. Oppure laici cattolici sono gli
adulti che frequentano con qualche regolarità una parrocchia?
Allora
sono
attorno al venti per cento della società italiana. Per loro
essere
cristiani
significa avere un rapporto personale con la chiesa e la parola di Dio
(almeno
nella liturgia). L'eventuale scarsa adesione a qualche esortazione
della chiesa
nasce da una certa freddezza
complessiva, da una fondamentale difficoltà a
riconoscersi in alcune grandi battaglie della chiesa; il che ad alcuni
impedisce di assumere responsabilità e impegni cristiani al di
là della
pratica
religiosa, nel timore di doversi sottoporre a direttive delle quali
essi non
sono pienamente persuasi. Ma nel complesso questo gruppo non ha
abbandonato la
fede, anzi, guarda alla chiesa e alla parola di Dio con sincera
attenzione. In
presenza di proposte adeguate, questi laici potrebbero sprigionare un
notevole
potenziale d'impegno e di rinnovamento. Oppure i laici cattolici in
Italia sono quelli che appartengono alle organizzazioni cattoliche? La
chiesa
locale o nazionale fa molto affidamento su di loro, soprattutto per
quelle che
abbiamo chiamato attività esplicitamente religiose. In
quest'ambito i
laici
sono in genere vistosamente collegati alle persone del clero, alle loro
esperienze e alle forme della loro concreta autorità.
Con il
clero essi
collaborano direttamente ed esplicitamente, svolgendo attività
molto
varie:
ora modeste, ora anche di alta responsabilità. Prevale un clima
di
netta
dipendenza. I laici ricevono, accolgono e mettono in pratica direttive
che vengono dal
clero, e la
loro responsabilità si colloca entro i limiti, in genere
piuttosto ben
definiti, di una qualche delega. Non poche volte questi laici vivono
una
spiritualità cristiana
davvero
evoluta e generosa. Ma non tutti sono nelle medesime condizioni. Alcuni
si
trovano a loro agio in un clima di dipendenza e scarsa
responsabilizzazione.
Altri, invece, collaborano con impegno e attendono con pazienza che il
nuovo
stile promosso dal Concilio Vaticano II diventi patrimonio di tutta la
chiesa. Con inevitabile semplificazione,
si può dire che i laici cattolici italiani rientrino in una di
queste
tre categorie:
l’estraneità, la
pratica religiosa e l'impegno diretto (quest'ultimo soprattutto nelle
strutture
parrocchiali). L'esperienza post-conciliare, però, suggerisce
che,
anche nella
terza categoria, non sempre i vari gruppi o movimenti sono capaci di
armonizzarsi tra loro, attorno alla medesima fede, dentro la chiesa
comune, per
raggiungere insieme delle decisioni. Chi ha avuto esperienza del
movimento
ecumenico e biblico si meraviglia di questa incomunicabilità e
diffidenza fra
diverse famiglie della stessa chiesa. Forse un po' di lavoro ecumenico
e
biblico, oltre al valore intrinseco, avrebbe anche un chiaro valore
pedagogico,
come scuola di conoscenza reciproca, saldamente ancorata alla parola di
Dio, fra
gruppi cristiani dotati di tradizioni e di sensibilità diverse;
e come
metodo
sicuro per fondare l'unità su ciò che davvero conta e
unisce, e
valorizzare,
senza drammatizzarle, specificità e differenze. 2.
L’esperienza UBS/ABU: soprattutto a partire da laici. Se cerchiamo le radici storiche delle Società Bibliche e oggi consideriamo i comportamenti di delle persone coinvolte nelle United Bible Societies (UBS), possiamo notare un fenomeno: l’emergere e il prevalere di uno stile che è sintomatico di una spiritualità laicale.
Le origini.[2] Se vogliamo comprendere le
caratteristiche delle UBS come fenomeno spirituale, sembra corretto e
opportuno
procedere così: tenere come sfondo e come punto di partenza il
vasto
movimento
di conoscenza della Bibbia che, specialmente nei tempi moderni, si
manifesta in
Europa. Sul versante dell’impegno quel movimento presenta soprattutto
lo
sviluppo di un semplice proposito fondamentale: fare il possibile per
rendere
sempre più largamente accessibile il testo scritto della Bibbia.
E,
notoriamente, in proposito gli episodi maggiori sono spesso legati a
vicende
tipiche di ambienti e contesti dove domina il clima sviluppatosi in
seguito
alla Riforma protestante. Circa la diffusione della Bibbia, lì i
fatti
più famosi
sono specialmente tre. Anzitutto,
la traduzione biblica di Martin Lutero. Subito dopo, il formidabile
appoggio
che la sua diffusione riceve dall’allora nuovissima risorsa costituita
dalla
stampa mediante i caratteri mobili.
In seguito, la creazione di specifiche organizzazioni che
nascono con
l’esplicito scopo primario di favorire la diffusione del testo biblico. Di fatto a partire dal sec. XVI si
realizza un fenomeno innegabile: si distribuiscono tante copie della
Bibbia
quante mai erano state diffuse prima di allora.
Ora, di quei tre fatti famosi quello forse meno noto
ai nostri lettori è il terzo. Per cui qui si dedica spazio a
illustrarlo un
poco.
Agli inizi del sec. XVIII sorge una iniziativa che forse
è il
maggiore
precedente delle moderne Società Bibliche (= SB). Perciò
all’interno
delle SB
essa è abitualmente considerata come un loro antenato o una loro
radice. Nel
1710, ad Halle (Germania), il barone von Canstein, un cristiano di area
protestante evangelica luterana, fonda un istituto biblico allo scopo
di
favorire il contatto tra la Bibbia e la gente povera. In un secolo,
quell’organizzazione permette di distribuire oltre tre milioni di copie
dell’intera Bibbia o del Nuovo Testamento. Per quell’epoca, quel
tedesco prototipo
di società biblica ottiene dei risultati innegabilmente
eccezionali. Ma
il suo
influsso diretto rimane limitato alla sola Germania. Quasi cento
anni dopo, e
in maniera indipendente, nasce in
Inghilterra un’altra organizzazione, una Società
Biblica che possiede già in partenza un vasto orizzonte
d’azione (e per questo suo proposito risulta molto simile alle moderne
SB): la
“British and Foreign Bible Society” (= BFBS). I
suoi inizi vengono raccontati così. Un giorno del 1804, a
Londra, in una locanda, si incontra un vasto gruppo laici. Sono
commercianti,
ufficiali, funzionari amministrativi, parlamentari e diplomatici. Tra
loro non
si trovano pastori o preti per il semplice fatto che questi non sono
stati invitati.
Il che è accaduto forse a motivo dello scopo principale di
quelle
persone:
commentare la situazione delle comunità ecclesiali. Forse hanno
pensato
che
senza pastori sarebbe stato più facile farlo agevolmente e con
piena
schiettezza. Quei laici osservano: purtroppo, le persone dirigenti
delle loro
chiese inglesi (cioè quelle del clero) sono spesso impegnate a
combattersi sul
piano delle idee religiose; e lo fanno volentieri anche nelle edizioni
della
Bibbia. Troppe volte le annotazioni a margine o in calce, più
che
aiutare i
lettori a intendere bene la Bibbia, sembrano preparate per criticare le
opinioni
altrui e per difendere le proprie. Quindi i laici di quel gruppo
dicono: “La
situazione delle nostre comunità cristiane è
insostenibile. Deve
cambiare!”
Poi qualcuno dei presenti racconta la vicenda di Mary Jones: una
ragazza
gallese che voleva possedere una copia della Bibbia tutta per
sé,
scritta nella
sua lingua… Ma non la trovava. Le hanno detto che forse il parroco di
un
villaggio ne ha alcune copie... Ma per arrivarci Mary ha dovuto
affrontare un
cammino faticoso e avventuroso. Le è stato necessario
attraversare
molti
villaggi e monti, persino a piedi nudi. Ha avuto bisogno di una lunga e
penosa
pazienza. E quando alla fine ha trovato la sua tanto desiderata copia
della
Bibbia, ha scoperto che per averla doveva spendere molto più di
quanto
pensava
e poteva… Le persone riunite nella locanda londinese trovano che quella
storia
è davvero molto triste, commovente e scandalosa; troppo.
Allora reagiscono. Sono convinti che bisogna fare qualcosa.
Alcuni forse
pensano di suggerire al clero qualche intervento efficace. Ma i
più non
sono
convinti. A chi rivolgersi? come? quando? Prevale l’idea che devono e
possono
fare qualcosa loro stessi, in prima persona. Capiscono che loro
potrebbero
affrontare tutta la situazione. Potrebbero assumerla loro e gestire
loro
direttamente l’impresa di arrivare ad alcune soluzioni davvero
efficaci.
Probabilmente pensano e dicono: “In fondo, è soprattutto
questione di
preparare, produrre, distribuire e vendere…; tutte cose cioè che
noi
sappiamo
fare bene, anche senza i pastori e magari meglio di loro; perché
è il
nostro mestiere.
Se noi mettiamo insieme le nostre varie competenze, possiamo
raggiungere dei
buoni risultati più facilmente di qualunque organizzazione
soltanto
ecclesiastica”.
Quindi, con pratica coerenza, quei trecento laici scelgono di
organizzarsi.
Anzitutto si danno un programma che alla base è molto semplice:
bisogna
curare
– urgentemente e bene – la traduzione, la produzione e la distribuzione
di
molte copie della Bibbia, in modo da poter aiutare tutte le persone che
hanno
troppa difficoltà a trovarne una la quale sia veramente
accessibile e
buona per
loro. Fondamentalmente, quelle copie della Bibbia devono possedere
soprattutto
due caratteristiche: essere scritta in una lingua comprensibile e avere
un
prezzo abbordabile.
Come si vede, alla radice
di quella famosa decisione c’è una scelta che potrebbe essere
detta
spirituale:
servire - molto praticamente - la Parola di Dio scritta e il popolo dei
credenti. Così nasce la BFBS. E molto presto essa si espande
anche
fuori
dell’Inghilterra. In Europa e oltre, stabilisce una rete di suoi
agenti. E poco
dopo nascono delle altre SB: in Olanda (1814), negli Stati Uniti
(1816), in
Russia (1821). Dopo molteplici tentativi e varie tappe di
organizzazione o
integrazione internazionale, nel 1946 alcune grandi SB si uniscono in
una
struttura di tipo piuttosto federale: “United Bible Societies” (UBS o
ABU,
Alliance Biblique Universelle). E in breve tempo questa si allarga
sempre più.[3]
Ogni singola SB rimane indipendente e primariamente responsabile della
sua
attività nel proprio paese, ma molto spesso i suoi legami con
l’associazione
mondiale risultano forti e piuttosto decisivi.
E ancora oggi, abitualmente. Il clima
originario –
cioè quello di un gruppo di laici che si assumono in prima
persona una
responsabilità della quale essi sono competenti – continua anche
oggi.
I capi
di UBS/ABU sono spesso dei laici. In linea di principio, tutti loro
possono
essere dei laici; l’appartenere al clero non è mai una
condizione
richiesta. E’ vero che di fatto oggi non
poche
delle persone coinvolte, anche tra i dirigenti, appartengono al clero
di
qualche chiesa cristiana. Ma in proposito è importante una serie
di
osservazioni. All’inizio delle SB i membri del clero non potevano
nemmeno far
parte di una SB. E’ vero che in seguito, visti i buoni rapporti con le
chiese,
molte SB hanno ammesso la presenza anche attiva di molti singoli
individui
appartenenti al clero. Ma questi non sono mai anzitutto o soltanto dei
delegati
che le chiese mandano in una loro
associazione. Invece, sono personalmente
cooptati o eletti da ABU/UBS. In altre parole: benché di fatto
essi
esprimano
un’autorevole rappresentanza della loro chiesa,
non sono formalmente
investiti dalla loro chiesa. Ancor oggi,
nessun ruolo
dirigente è ufficialmente assegnato da una qualche
autorità
ecclesiastica.
Poiché molto spesso sono in notevole ed esplicita armonia e
concordia
con le
realtà ecclesiali, le SB vedono impegnati al loro interno anche
alcuni
dirigenti
delle chiese. Tuttavia le SB non dipendono mai da quelle persone come
dai loro
superiori; cosicché l’insieme della struttura UBS/ABU offre un
esempio
molto concreto
di spiritualità cristiana essenzialmente laicale, autonoma,
ricca di
rapporti fecondi
con le comunità ecclesiali, eppure del tutto indipendente e
quindi non
confessionale
a priori. Questa
formula è
particolarmente felice. Trae la sua origine da una pluralità di
denominazioni e
confessioni cristiane, di peso anche molto diverso, che forse, in
presenza di
una delega formale, avrebbero maggiori difficoltà a raggiungere
delle
decisioni
comuni. Naturalmente le SB di UBS/ABU rendono un prezioso servizio non
solo ai
cristiani ma alla comunità cristiana nel suo insieme, quindi
alle
chiese. Ma si
tratta di un’iniziativa svolta sotto la responsabilità dei
promotori,
non alle
dipendenze di una o più chiese. Circa il rapporto con le chiese,
all’interno di UBS/UBU si possono incontrare soprattutto due o tre
modelli.
Uno, di ispirazione fondamentalmente anglosassone, è preoccupato
di
sottolineare una forte neutralità confessionale per poter
liberamente
servire
tutte le chiese. In questo caso le SB non stabiliscono nessun legame
formale
con le chiese costituite e i loro comitati possono tranquillamente
comprendere
cristiani di tutte le denominazioni. Questi, oltre che in base al loro
amore
per la Bibbia e per le persone, sono designati in base alle loro
competenze, ai
loro interessi prevalenti, alle loro relazioni.
Un altro modello di rapporto tra
una SB e le chiese locali è tipico soprattutto di paesi del nord
europeo dove
esistono delle chiese di stato. Esso comporta che in un comitato di
controllo
della SB ci siano dei rappresentanti ecclesiastici, ufficiali. Ma anche
in
questo caso essi non sono scelti né ‘imposti’ dall’esterno. Una
chiesa
maggioritaria
può soltanto designare i suoi, quindi non può avere il
monopolio delle
presenze
nella SB. Specialmente in tempi recenti, per un influsso internazionale
di UBS/ABU,
anche in quelle situazioni i comitati di controllo si sono largamente
aperti a
membri non appartenenti alla chiesa dominante.
Un terzo modello, sviluppato
soprattutto in ambienti nord-americani, prevede la costituzione di un
consiglio
di consulenza - che non si riunisce spesso, ad es. solo una volta
l’anno - al
quale la SB invita le chiese ufficialmente disposte ad appoggiare la
sua attività;
ad esse la SB chiede di inviare dei rappresentanti da consultare. A
volte
questo modello si realizza mediante la costituzione di più
consigli di
consulenza, piccoli ed agili.
Il tipo di rapporto che esiste tra una concreta SB e le chiese
del suo
ambiente varia soprattutto in funzione di un fattore. Se di fatto la SB
sceglie
di stabilire dei rapporti soltanto con una chiesa del posto – quella
maggioritaria o quasi unica – oppure se decide di servire davvero tutta
una
vasta varietà di comunità ecclesiali (e così
stabilisce di dialogare
con tutte
loro). Nel primo caso i legami possono essere stretti ed efficienti, ma
possono
risultare un po’ mortificanti o pericolosi. Nel secondo caso la SB
può
alimentare e diffondere un concretissimo ed edificante respiro
interconfessionale, e grazie ad esso può aprire la strada a
delle
vistose
conseguenze anche sul piano dei rapporti ecumenici.[4] 3. Due grandi passioni.
Alla
base del programma di azione delle SB troviamo un duplice atteggiamento
che è
facile individuare già all’origine della BFBS: sia il
riconoscimento
della
grande importanza - per ogni persona cristiana - del contatto con la
Parola di
Dio scritta; sia la decisione di dare una precisa concretezza alla
sollecitudine - che ogni cristiano deve avere - per il bene delle
persone che
compongono il Popolo di Dio.
amare davvero la Parola di Dio scritta.
La descrizione della
situazione a partire dalla quale ha avuto origine la BFBS permette di
cogliere
senza ambiguità un fatto dominante: quelle persone sono state
animate
dalla convinzione
che la Parola di Dio scritta è un tesoro di altissimo valore.
Devono
aver pensato:
“Affinché la realtà di quel tesoro possa apparire in
chiaro risalto,
anche
nella nostra situazione è necessario ripresentarlo in tutta la
sua
purezza”.
Quindi hanno ritenuto che la Parola di Dio scritta doveva urgentemente
essere
liberata dal quel materiale secondario che un po’ troppo spesso la
circondava
sin quasi a soffocarla (cioè dal materiale contenente le varie
dispute
e
polemiche di persone e di gruppi che a quei tempi tendevano a fare
della Parola
di Dio non soltanto la base del nutrimento della loro vita di credenti
ma forse
anche l’occasione o il pretesto per le loro discussioni e i loro
contrasti).
Certamente la percezione di quella diversità d’importanza
- tra
la
Parola di Dio e le parole di commento - non costituisce certo
un’acquisizione
teologica inedita: anche già in precedenza tutti i teologi
tradizionali
l’avevano sempre affermata; di certo anche moltissimi teologi
conservatori di
allora continuavano ad affermarla come un grande principio. Piuttosto
originale
invece pare la ferma decisione con cui quei fondatori hanno avvertito
di dover
far sì che tale principio fosse applicato ad alcune pratiche
conseguenze.
Devono aver pensato: “Se è vero che la Parola di Dio scritta
è
infinitamente
più importante delle parole umane utilizzate per alimentare le
dispute
teologiche,
bisogna fare in modo che quella differenza sia resa evidente. E se la
prassi
corrente risulta non capace di assicurare abbastanza la sua
espressione, vuol dire
che la prassi deve essere modificata.”
Di fatto sono principalmente due le pratiche conseguenze che in
quella
situazione sono sembrate meglio garantire l’espressione della natura
della
Parola di Dio scritta.
Prima, la produzione di pubblicazioni della Bibbia avrebbe
dovuto essere
sganciata dai gruppi specialmente coinvolti nelle dispute teologiche. A
quel
tempo, se la Bibbia era diffusa da uno di quei gruppi, troppo spesso e
quasi
inevitabilmente i destinatari erano portati ad identificare la Bibbia
stessa
con questo o quel gruppo, magari con una persona leader, con le sue
idee e
forse con le sue parzialità. Allora diventava notevolmente arduo
individuare in
maniera distinta: da una parte il messaggio della Bibbia, dall’altra
quello di
una persona o di un gruppo[5].
Perciò a loro è sembrato opportuno fare in modo che la
Bibbia fosse
prodotta da
persone che non erano portavoce di una qualche fazione.
Seconda conseguenza: le notazioni,
soprattutto quelle ampie, avrebbero dovuto essere abolite.
Poiché la
prassi
mostrava come le note di commento
costituissero l’area preferita dalle persone desiderose di diffondere
la loro
personale comprensione della Bibbia anche a costo di penose polemiche,[6]
e poiché così il loro effetto risultava spesso gravemente
inquinante, è
parso
saggio eliminare alla base quella possibilità.
In proposito una doppia osservazione sembra doverosa.
Nell’atteggiamento
di fondo di quei laici fondatori, specialmente chi è alimentato
da
teologia
cristiana cattolica può facilmente avvertire una qualche
ingenuità e un
pericolo. Primo, una
ingenuità. E’ noto come molte e autorevoli riflessioni
ermeneutiche,
soprattutto moderne, insegnino quanto sia illusorio pensare che la
Bibbia possa
avere una sua esistenza del tutto autonoma rispetto a qualsiasi gruppo
e a
qualsiasi teologia. Come per ogni opera scritta, solamente la
conoscenza del
suo contesto di origine e di uso permette di identificare il suo
effettivo
significato. Se, al contrario, la Bibbia è sganciata da ogni
contesto
di
origine e di uso, i suoi significati diventano piuttosto vaghi,
inafferrabili,
ambigui. Secondo, un
pericolo. Innegabilmente la zelante preoccupazione di purificare il
più
possibile tutto quel che circonda la Parola di Dio, è in se
stessa
ammirevole.
Tuttavia può anche essere espressione di un pregiudizio di tipo
piuttosto
unilaterale – in questo caso, soltanto protestante – in base al quale
si tende
a considerare come ingerenza corruttrice ogni presenza accanto alla
Parola,
compresa quella di qualsiasi comunità ecclesiale. Allora si
tende a
sostenere
che nessun tipo di presenza ecclesiale può mai risultare un vero
servizio alla
Parola, nemmeno alla sua forma scritta; nulla è necessario
né
opportuno. E in
tal caso una zelante preoccupazione, invece che mettere in moto una
purificazione dell’intervento ecclesiale, sembra avere l’effetto
drastico di
mortificarlo, o di metterlo da parte o persino di abolirlo. A
quella doppia osservazione è possibile presentare una duplice
risposta,
fondata
sulla convinzione che il problema fondamentale sia soprattutto una
questione di
gradi. E’ vero che
un’eventuale prospettiva ‘ingenua’ può essere soggiacente all’
iniziativa di
mettere in risalto la Bibbia isolandola più di prima, e che una
sua
affermazione
in grado estremo può risultare non accettabile da parte di
alcune
comunità cristiane.
Ma una sua affermazione non estrema - cioè limitata a sostenere
che la
Parola
di Dio scritta deve essere presentata in modo che siano evidenti la sua
precedenza e la sua superiorità rispetto a qualsiasi altra
parola che
la
commenta - non pare affatto ingenua, non può essere detta
soltanto
“protestante”. Anche i teologi piuttosto conservatori d’ogni tempo e di
ogni
confessione cristiana affermano serenamente che la Parola di Dio
scritta deve
poter essere colta nella sua posizione distinta e superiore rispetto
alla
posizione di qualsiasi altra parola di commento; nessun buon teologo
sostiene
mai che sarebbe migliore una situazione dove non fosse agevole cogliere
la
natura e la posizione proprie della parola di Dio scritta. Su quella
linea,
anche la prassi comune delle autorità ecclesiastiche cattoliche
non
favorisce
di certo la diffusione generalizzata di edizioni della Bibbia dove la
fisionomia della forma della Parola di Dio scritta appare presentata in
maniera
piuttosto confusa.
E’ vero che una posizione esclusiva – del tipo
“diffondiamo soltanto delle Bibbie che non hanno nessuna nota” –
risulta
problematica e per tanti cristiani non è accettabile (almeno
nelle sue
forme
rigide). In quella direzione le direttive delle autorità
ecclesiastiche
cattoliche
non ammettono la possibilità di edizioni della Bibbia che non
siano
“corredate
di note necessarie e veramente sufficienti” (Dei Verbum
25). Tuttavia è
innegabile che quella drastica opposizione alle note espressa dalle
prime SB
poi ha condotto i più a distinguere tra note confessionali e
note di
tipo
storico-letterario-culturale; come risulta nei più recenti
documenti di
collaborazione interconfessionale,[7]
oggi queste sono serenamente accolte anche da UBS/ABU.
Coerentemente, se una edizione biblica contiene
alcune note o altro materiale supplementare, ogni chiesa e
comunità
ecclesiale
ammette che essa sia utilizzata nel proprio ambito soltanto se il suo
materiale
supplementare è in chiara armonia con la propria confessione. E
in modo
analogo, in genere le SB di UBS/ABU fanno in modo che le loro edizioni
della Bibbia
siano adatte a continuare il loro impegno fondamentale: quello di
servire le
persone di varie confessioni cristiane, anche diverse; sempre volendo
essere
fedeli al medesimo scopo, in un primo momento le SB hanno scelto la via
del
“senza note” e in seguito la via del “senza note confessionali”.
prendersi cura del Popolo di
Dio.
Logicamente
derivata dalla prima, è la seconda passione: quella di prendersi
cura
delle
persone che dovrebbero – ed eventualmente vorrebbero – avere un
contatto
diretto con la Parola di Dio scritta. Su questa linea le SB si
impegnano ad
operare per diminuire il più possibile le difficoltà che
le persone
incontrano
sulla via verso quell’obiettivo. Quindi le SB fanno in modo di poter
mettere a
disposizione un numero sufficiente di edizioni bibliche (a tale scopo
traducono, stampano, distribuiscono, …) e fanno in modo di poter
offrire
strumenti che sostengono la loro lettura (a tale scopo preparano e
diffondono
opportuni sussidi…)[8].
Chiaramente
significativo è il fatto che le SB conservino e tramandino come
episodio
simbolico la vicenda di Mary Jones;[9]
continuano a vedere quella ragazza come rappresentante di tutte le
persone che
vorrebbero incontrare la Bibbia. Le SB hanno deciso di mettersi a
servizio di
persone come lei e di lavorare per aiutarle a raggiungere la meta di
quel loro
desiderio.
In prospettiva geografica,
all’interno di ABU/UBS viene spesso ricordata un’ affermazione
già dei
primi
tempi: “Se lo facciamo per il Galles, perché non farlo per il
mondo?”[10] In prospettiva culturale
varia, le SB continuano a preparare e diffondere sia edizioni di
livello
letterario, sia traduzioni in lingua corrente, sia traduzioni per
principianti,
sia edizioni per ragazzi, ecc. …
In prospettiva di studio, sorgono
alcune edizioni fornite di ampi sussidi (introduzioni, note, glossari,
appendici, carte geografiche, tabelle, ecc.).
In prospettiva scientifica, le SB curano la
preparazione di varie edizioni critiche: testi nelle lingue originali,
sinossi,
concordanze, dizionari, grammatiche, atlanti, interlineari, poliglotte,
testi
di traduttologia biblica, svariati sussidi per traduttori, ecc.).
In prospettiva interconfessionale
si promuove la collaborazione di cristiani appartenenti a confessioni
cristiane
e insieme si distribuiscono i risultati raggiunti insieme.
In prospettiva didattica e
pastorale, le SB preparano e distribuiscono mostre bibliche e porzioni
di
Bibbia per situazioni od occasioni particolari (scuole, grandi eventi
religiosi
o sportivi, emergenze di vario genere, ospedali, carceri, grandi
anniversari pubblici,
…).
In prospettiva multimediale, si
preparano edizioni della Bibbia che vengono realizzate su supporti
diversi
dalla carta: Braille, e-books, CDROM, cassette, video, ecc.[11] In prospettiva tecnologica, le SB
promuovono la qualità della traduzione, della produzione e della
distribuzione
facendo regolare ricorso alle risorse tecnologiche più avanzate
che
sono
offerte negli ambienti dove esse operano.
Le SB manifestano la loro
concreta sollecitudine verso le persone curando che i loro prodotti
siano
caratterizzati o accompagnati da tre aspetti: - la disponibilità,
davvero
effettiva. Se
una
edizione della Bibbia esiste, ma Mary Jones non la trova nel suo
villaggio o
nella città vicina, per lei è quasi come se non
esistesse. Quindi le SB
si
impegnano a fare in modo che i testi biblici e i loro sussidi siano
davvero a
disposizione delle persone. Non basta idearli e prepararli, occorre
anche
produrli in molte copie. E non basta produrli, occorre anche
distribuirli sino
a raggiungere i reali destinatari. Le SB
si impegnano ad organizzare gruppi di preparazione, stabilimenti
di produzione,
strutture di trasporto, mezzi e luoghi di diffusione, occasioni di
incontro,
… - la lingua, davvero
familiare. Se
una edizione della Bibbia esiste, ma
Mary Jones non riesce a comprenderla, per lei è come se non
esistesse.
Quindi
le varie edizioni della Bibbia preparate dalla SB sono espresse nel
maggior numero
possibile di lingue diverse. Le lingue oggi esistenti nel mondo sono
circa
settemila. E agli inizi del terzo millennio il bilancio delle SB dice:
almeno
un libro completo della Bibbia è stato tradotto in oltre duemila
lingue; il
Nuovo Testamento in quasi mille; la Bibbia completa in quasi
quattrocento.
Molto resta ancora da fare. - il
prezzo, davvero
abbordabile. Se una edizione della Bibbia è stata
prodotta ed è stata portata lì vicino, ma il suo prezzo
supera
nettamente le
possibilità economiche di Mary Jones così che quella
persona non riesce
a
comperarla, per lei è come se quella Bibbia non esistesse.
Quindi le SB
fanno
in modo che ogni edizione biblica abbia un prezzo corrispondente al
salario di
un giorno o di qualche ora di lavoro di un lavoratore dipendente
nell’ambiente
dove essa è distribuita. Inoltre, un sistema internazionale di
sussidi
fraterni, consistenti ed efficaci, permette di intervenire mantenendo
dei
prezzi abbordabili per i destinatari quando questo obiettivo può
risultare
problematico per una particolare SB o area geografica. Quindi ogni SB
è
impegnata anche in programmi di Fund Raising per
sostenere la
diffusione della Bibbia nei paesi dove maggiori sono le
difficoltà
economiche. 4.
Competenza, indipendenza e spiritualità.
Anche nelle UBS si può osservare un misto di elementi
che facilmente si incontra in molte organizzazioni più o meno
analoghe:
un
impegno di produzione che non ha un preciso scopo di lucro; un continuo desiderio di migliorare la
qualità dei propri prodotti; la
decisa volontà di non compromettere la propria libertà
fondamentale. In
altri
termini: una necessità di agire;
una volontà di agire bene, con competenza, producendo
frutti di
buona
qualità; una continua persuasione
di non dover rinunciare alla propria indipendenza.
Qui consideriamo da vicino come gli aspetti di
competenza,
indipendenza e spiritualità si
manifestano in alcuni ambiti principali: la traduzione,
la produzione-diffusione, i rapporti con le chiese. E nel medesimo contesto sembra opportuno
collocare una precisazione, spesso richiesta, circa il rapporto che
esiste tra
qualità ecumenica e qualità interconfessionale della
cooperazione dei
cristiani.
traduzione. Sia che scelgano
di riprodurre la Bibbia su carta stampata, sia che scelgano di adottare
altri
supporti, sempre le SB mettono al primo posto dei loro impegni la
traduzione
dei testi biblici a partire dalle forme linguistiche originarie. Ora,
se il
tradurre è anche una tecnica, in ogni caso esso presuppone
alcune
competenze da
studioso: soprattutto la critica testuale applicata ai manoscritti
biblici e
l’esegesi dei testi biblici. In seguito viene il tradurre vero e
proprio; e
questo non si può mai considerare esaurito una volta per tutte:
ogni
qualche
decennio è da riprendere sempre di nuovo, soprattutto
poiché sono in
continua
evoluzione le lingue dei nuovi destinatari. Ma anche perché
progredisce
la
conoscenza delle lingue originarie e in genere le conoscenze di tipo
storico-letterario. Per poter tradurre bene la Bibbia sono richieste le
varie
competenze dei buoni traduttori: quelle specifiche descritte dalla
traduttologia o scienza del tradurre e quelle alimentate da ulteriori
abilità
connesse alla linguistica,
alla gestione della letteratura scritta, alla scienza della
comunicazione.
Inoltre, com’è noto, nel tradurre la Bibbia è necessario
compiere
alcune scelte
le quali possono essere sostenute soltanto da chi possiede chiare
competenze in
ambito di pastorale, di sociologia e di psicologia religiosa. In
genere una singola SB non può possedere da sola
tutte le competenze necessarie per svolgere un progetto di traduzione
della
Bibbia; perciò la struttura UBS/ABU ha preparato e mette a
disposizione
due
tipi di sostegni. Da una parte,
una serie di strumenti: edizioni critiche da adottare, vari sussidi da
utilizzare, alcuni esempi di traduzioni bibliche precedenti che possono
essere
assunte come modelli. Dall’altra,
una rete internazionale di persone: degli esperti professionisti - i
“consulenti di traduzione biblica”[12]
- che sono preparati e disponibili per accompagnare le persone
coinvolte, prima
per aiutare a pianificare un intero progetto, poi per guidare e aiutare
durante
la sua realizzazione. Una singola SB è sempre all’origine di
ogni
progetto e,
dopo la sua conclusione, rimane unica responsabile della destinazione
del suo
prodotto finale; gli esperti TC delle UBS si limitano ad assistere il
progetto
in ogni sua tappa. produzione
e diffusione. A
questo livello le competenze
presupposte sono prevalentemente di natura tecnica e perciò le
SB
dispongono di
persone che sono tecnici esperti in un ambito specifico. Le loro
competenze
corrispondono a quelle classiche di ogni organizzazione produttiva:
pianificazione, Fund
Raising,
grafica, editoria, didattica, psicologia, comunicazione e informazione,
distribuzione, logistica, amministrazione,
ecc. Anche
in questo ambito spesso una SB locale non è in
grado di fare tutto da sola. Perciò essa fa ricorso alle risorse
comuni
e
centralizzate che l’insieme delle SB mette a disposizione per la
realizzazione
di ogni singolo progetto promosso da una SB. In tal caso tra centro e
periferia
si verifica nuovamente una certa tensione dialettica: mentre ogni singolo
progetto è e rimane
di una SB, la sua assistenza da parte di esperti esterni può
essere più
o meno
vasta e profonda. Inoltre,
particolarmente a questo livello sono percepibili due tipi di
importantissime
conclusioni. Primo, risulta
sommamente varia la gamma delle competenze che possono essere
convocate: da
quella di chi sa organizzare una spedizione, a quella di chi sa gestire
una
campagna di raccolta delle donazioni, a quella di chi sa condurre un
mezzo di
trasporto, a quella di chi è in grado gestire i registri
contabili, a
quella di
chi sa tenere i contatti con le tipografie, ecc.
Secondo, pare evidente che la spiritualità delle SB
è
aperta a tutte quelle varie attività; infatti, tutte possono
essere
alimentate
specialmente dalle “due grandi passioni” sopra descritte: il forte
amore per la
Parola di Dio scritta, e la forte sollecitudine verso il Popolo di Dio.
Quindi
tutte le persone che operano nelle SB debbono e possono essere
veramente
sostenute soprattutto da quelle passioni: sia le persone che compiono
azioni
modestamente materiali (da un imballaggio a una serie di telefonate)
sia le
persone che svolgono impegni più sofisticati (dalla revisione
stilistica di una
bozza di traduzione, all’animazione di un gruppo biblico che inizia a
usare una
nuova traduzione, alla guida in una mostra biblica).[13]
Un’osservazione circa la natura degli esperti che a vario titolo
collaborano con le SB, risulta illuminante per intendere sia la natura
delle
competenze raccolte e messe in atto sia il tipo di coinvolgimento che
la
collaborazione rappresenta. Infatti, sono relativamente poche le
persone che
trovano all’interno delle SB un’occupazione stabile e a tempo pieno. Ad
ogni
livello, invece, sono molto più numerose le persone coinvolte in
maniera saltuaria
e a tempo parziale. Il che dice: la collaborazione con le SB non
implica necessariamente
una vocazione impegnativa in senso totalizzante né tanto meno
una
vocazione
globale di tipo quasi monacale; le persone esperte che offrono la loro
competenza possono avere già, e continuare a svolgere, anche
altri
impegni;
quindi una collaborazione con le
SB è pienamente rivolta anche a persone cristiane laiche
già variamente
impegnate.
rapporti con le chiese. E’ tuttora
diffuso il
sospetto che spesso le SB non abbiano un atteggiamento molto amichevole
nei
confronti delle Chiese, soprattutto nel senso che non ne riconoscono
esplicitamente l’esistenza, non cercano di collaborare con loro e ancor
meno di
aiutarle. Si tratta di un sospetto piuttosto antiquato, che oggi non
trova
molte conferme né a livello formale né a livello
pastorale.[14] Per la prassi possono agevolmente
essere consultate le testimonianze dirette;[15]
per i programmi ufficiali e le intenzioni esplicite vanno letti i testi
dei
documenti più autorevoli.
L’Assemblea
Mondiale
UBS/ABU di Midrand (ottobre 2000) ha prodotto il già citato
documento “Identità
e carattere dell’Alleanza Biblica Universale”, breve
e prezioso,
nel quale si offre una autorevolissima e rinnovata autodefinizione.[16] Lì una delle osservazioni iniziali
dichiara molto esplicitamente: “Le Società Bibliche portano
avanti il
loro
compito in accordo e cooperazione con
tutte le Chiese cristiane e con le organizzazioni collegate con
le
Chiese”. E sotto il suo paragrafo
“Società Bibliche: chi siamo” si
legge: “Le
Società
Bibliche
considerano le Chiese come i responsabili principali della missione di
Dio nel
mondo. Le Società Bibliche
servono le Chiese e le organizzazioni loro affiancate come una risorsa
[cui
fare riferimento], ma non usurpano la missione delle Chiese. In alcune situazioni però, le
Società Bibliche possono aiutare al meglio le chiese facendo da
catalizzatori e
pionieri nella prima linea della missione, aprendo nuove aree alla
testimonianza cristiana.
Le Società Bibliche affermano che le Sacre Scritture
appartengono a
tutte le Chiese, e riconoscono che le interpretazioni dottrinali delle
Scritture spettano alle Chiese.”
Sotto un altro paragrafo (“Società
Bibliche: come lavoriamo
insieme”)
si
legge: “Le
Società Bibliche lavorano con una cooperazione nella quale si
cerca di
essere
al servizio l’uno l’altro, e insieme di servire le Chiese nello spirito
con il
quale Cristo serve noi.” Inoltre, il secondo dei due documenti di
Midrand 2000
ribadisce molto nettamente la prospettiva interconfessionale. Dice:
“Noi siamo
impegnati a servire le chiese di ogni confessione cristiana e a cercare
di
collaborare con le organizzazioni collegate alle chiese”.[17] Il che permette senza dubbio di
concludere: quando qualcuno delle Chiese cristiane incontra le SB, si
trova di
fronte a persone che condividono la medesima fede e per qualche aspetto
il
medesimo impegno; in altre parole, incontra gente che si dichiara
felicemente
consapevole di aver ricevuto un dono e un compito, da svolgere a
servizio della
chiesa, per il quale le forze umane non sono sufficienti: “UBS/ABU
esiste per
servire il Signore Gesù Cristo e la Sua chiesa fornendo la Sacra
Scrittura alla
gente del mondo e promuovendola per loro. Noi siamo lieti di questa
vocazione e
riconosciamo che per compierla noi dipendiamo dalla forza e dalla guida
dello
Spirito Santo.”[18] La volontà di stabilire contatti con le
chiese è, almeno in linea di principio, chiaramente affermata:
“[…] noi
ci
sforziamo di […] cercare la collaborazione con chiese e organismi
cristiani, là
dove le nostre rispettive missioni si sovrappongono, per meglio
compiere il nostro
compito”.[19]
In particolare, specialmente nell’ambito del tema dei rapporti
con le
chiese, pare degno di ripresa e di sottolineatura particolare un
elemento della
fisionomia di ABU / UBS: la decisa e stretta mistura di aspetti
religioso-spirituali e aspetti tecnico-materiali. La chiara
comprensione di
quell’elemento permette di capire correttamente in quali termini si
può
porre
una qualsiasi collaborazione. Come sappiamo, in ambienti cristiani un
tale
fenomeno non è affatto nuovo; già in molti episodi del
passato alcune
persone
cristiane si sono mostrate capaci di combinare una esplicita
spiritualità e
qualche innegabile abilità; e in questo senso nei casi migliori
le SB
si
collocano sulla linea delle grandi imprese cristiane di ogni tempo. La
consapevolezza
di essere investiti di una tale vocazione complessa trova una bella
espressione
in parole di questo genere: “Come Società Bibliche riunite
insieme per
consultazione, reciproco aiuto e collaborazione, noi ci impegniamo a
mettere in
pratica la koinonìa cristiana
condividendo in modo creativo le
nostre risorse di persone, di denaro e di conoscenza durante
l’assolvimento del
nostro comune compito”.[20] “interconfessionale = ecumenico?”
Un punto
specialmente urgente nel contesto dei rapporti con le chiese è
quello
circa la
natura ecumenica o meno di UBS/ABU. Ad es., nelle pagine più
volte
citate
leggiamo: “Come associazione mondiale noi ci assumiamo l’impegno di […]
rinvigorire la natura interconfessionale della nostra fraternità
nel
servizio a
tutte le chiese, nella nostra Società Biblica, nel nostro modo
di
dirigere e
nel nostro scegliere il personale di UBS”[21].
Si può vedere che qui, come accade spesso e di preferenza nelle
SB,
viene usato
il temine “interconfessionale” e non il termine “ecumenico”. Non sono
rare le
domande di questo tipo: “Ma interconfessionale
vuol dire ancora ecumenico?”; e: “se no, che differenza c’è?”
oppure: “le SB hanno sempre parlato
così?” E’ possibile dare una risposta-precisazione semplice e
chiara
che
certamente può aiutare a meglio comprendere la fisionomia delle
SB.
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