La spiritualità interconfessionale

 

Carlo Buzzetti e Giovanni Bachelet
LA SPIRITUALITA’ INTERCONFESSIONALE

per la bibbia e per la gente: passione, competenza, indipendenza[1]

 

 

1. La comune spiritualità dei laici cattolici (in particolare in Italia).

 

   Oggi le situazioni dei laici cattolici sono varie, ampiamente diverse. A grandi linee, si va dalle associazioni laicali storiche ai numerosi movimenti (che si sono moltiplicati dopo il concilio Vaticano II). Qui, come premessa al tema centrale di queste pagine, tracciamo un quadro di considerazioni generali. Oltre il rischio di qualche semplificazione riduttiva ci può essere un vantaggio: fornire una solida base al tema della consistenza della “spiritualità interconfessionale”.

   Anche in Italia la maggioranza dei cattolici vive una situazione di fondamentale indipendenza dal clero. Soprattutto per le attività non esplicitamente religiose: la famiglia, il lavoro, l’economia, la cura della salute propria e altrui, il divertimento, la scienza, la politica. In teoria il fenomeno non coglie di sorpresa la chiesa cattolica. Ne ha parlato lucidamente, prevedendo pericoli e opportunità, lo stesso Concilio Vaticano II (finito nel 1965).

   In pratica nella comunità cattolica convivono atteggiamenti vecchi e nuovi. Da una parte vi sono nostalgie di una cristianità perduta. Dall'altra vi sono spinte verso una nuova maturità cristiana, da vivere con gioia e speranza in mezzo a tutti gli uomini. Tuttavia, in questo contesto, la stessa definizione di laici cattolici non pare univoca. Chi sono?

   Quelli che scelgono l'insegnamento della religione cattolica a scuola o optano per la chiesa cattolica al momento di pagare le tasse? Allora sono oltre il novanta per cento della società italiana. Questi laici cattolici hanno però rari e sporadici rapporti con la chiesa (matrimoni, funerali…) e hanno poca o nessuna familiarità con la Bibbia. Essi utilizzano preti e religiosi, considerandoli rappresentanti di una casta ecclesiastica da rispettare in quanto gestisce una centrale di servizi pregiati. Essi chiedono al clero soltanto di continuare a garantire lo svolgimento di una serie di funzioni che, ai loro occhi, assicurano decoro, rispettabilità o eleganza morale a certi atti importanti della vita. Amano dichiararsi credenti ma precisano subito di essere poco e irregolarmente praticanti, evitando ogni richiesta che vada oltre gli adempimenti formali o materiali: nella vita quotidiana, essi non intendono l’essere cristiani come una fonte d'impegno e responsabilità. Però non rinunciano alla loro posizione di cattolici; anzi, a volte, la riaffermano e la difendono come un'identità che è fonte innegabile di diritti. In sintesi, non si possono considerare avversari della vita cristiana ecclesiale, ma neppure sostenitori.

   Oppure laici cattolici sono gli adulti che frequentano con qualche regolarità una parrocchia? Allora sono attorno al venti per cento della società italiana. Per loro essere cristiani significa avere un rapporto personale con la chiesa e la parola di Dio (almeno nella liturgia). L'eventuale scarsa adesione a qualche esortazione della chiesa nasce da una certa freddezza complessiva, da una fondamentale difficoltà a riconoscersi in alcune grandi battaglie della chiesa; il che ad alcuni impedisce di assumere responsabilità e impegni cristiani al di là della pratica religiosa, nel timore di doversi sottoporre a direttive delle quali essi non sono pienamente persuasi. Ma nel complesso questo gruppo non ha abbandonato la fede, anzi, guarda alla chiesa e alla parola di Dio con sincera attenzione. In presenza di proposte adeguate, questi laici potrebbero sprigionare un notevole potenziale d'impegno e di rinnovamento.

   Oppure i laici cattolici in Italia sono quelli che appartengono alle organizzazioni cattoliche? La chiesa locale o nazionale fa molto affidamento su di loro, soprattutto per quelle che abbiamo chiamato attività esplicitamente religiose. In quest'ambito i laici sono in genere vistosamente collegati alle persone del clero, alle loro esperienze e alle forme della loro concreta autorità. Con il clero essi collaborano direttamente ed esplicitamente, svolgendo attività molto varie: ora modeste, ora anche di alta responsabilità. Prevale un clima di netta dipendenza. I laici ricevono, accolgono e mettono in pratica direttive che vengono dal clero, e la loro responsabilità si colloca entro i limiti, in genere piuttosto ben definiti, di una qualche delega. Non poche volte questi laici vivono una spiritualità cristiana davvero evoluta e generosa. Ma non tutti sono nelle medesime condizioni. Alcuni si trovano a loro agio in un clima di dipendenza e scarsa responsabilizzazione. Altri, invece, collaborano con impegno e attendono con pazienza che il nuovo stile promosso dal Concilio Vaticano II diventi patrimonio di tutta la chiesa.

   Con inevitabile semplificazione, si può dire che i laici cattolici italiani rientrino in una di queste tre categorie: l’estraneità, la pratica religiosa e l'impegno diretto (quest'ultimo soprattutto nelle strutture parrocchiali). L'esperienza post-conciliare, però, suggerisce che, anche nella terza categoria, non sempre i vari gruppi o movimenti sono capaci di armonizzarsi tra loro, attorno alla medesima fede, dentro la chiesa comune, per raggiungere insieme delle decisioni. Chi ha avuto esperienza del movimento ecumenico e biblico si meraviglia di questa incomunicabilità e diffidenza fra diverse famiglie della stessa chiesa. Forse un po' di lavoro ecumenico e biblico, oltre al valore intrinseco, avrebbe anche un chiaro valore pedagogico, come scuola di conoscenza reciproca, saldamente ancorata alla parola di Dio, fra gruppi cristiani dotati di tradizioni e di sensibilità diverse; e come metodo sicuro per fondare l'unità su ciò che davvero conta e unisce, e valorizzare, senza drammatizzarle, specificità e differenze.

 

2. L’esperienza UBS/ABU: soprattutto a partire da laici.

 

   Se cerchiamo le radici storiche delle Società Bibliche e oggi consideriamo i comportamenti di delle persone coinvolte nelle United Bible Societies (UBS), possiamo notare un fenomeno: l’emergere e il prevalere di uno stile che è sintomatico di una spiritualità laicale.

 

   Le origini.[2]  Se vogliamo comprendere le caratteristiche delle UBS come fenomeno spirituale, sembra corretto e opportuno procedere così: tenere come sfondo e come punto di partenza il vasto movimento di conoscenza della Bibbia che, specialmente nei tempi moderni, si manifesta in Europa. Sul versante dell’impegno quel movimento presenta soprattutto lo sviluppo di un semplice proposito fondamentale: fare il possibile per rendere sempre più largamente accessibile il testo scritto della Bibbia. E, notoriamente, in proposito gli episodi maggiori sono spesso legati a vicende tipiche di ambienti e contesti dove domina il clima sviluppatosi in seguito alla Riforma protestante. Circa la diffusione della Bibbia, lì i fatti più famosi sono specialmente tre.  Anzitutto, la traduzione biblica di Martin Lutero. Subito dopo, il formidabile appoggio che la sua diffusione riceve dall’allora nuovissima risorsa costituita dalla stampa mediante i caratteri mobili.  In seguito, la creazione di specifiche organizzazioni che nascono con l’esplicito scopo primario di favorire la diffusione del testo biblico.  Di fatto a partire dal sec. XVI si realizza un fenomeno innegabile: si distribuiscono tante copie della Bibbia quante mai erano state diffuse prima di allora.   Ora, di quei tre fatti famosi quello forse meno noto ai nostri lettori è il terzo. Per cui qui si dedica spazio a illustrarlo un poco.

 

   Agli inizi del sec. XVIII sorge una iniziativa che forse è il maggiore precedente delle moderne Società Bibliche (= SB). Perciò all’interno delle SB essa è abitualmente considerata come un loro antenato o una loro radice. Nel 1710, ad Halle (Germania), il barone von Canstein, un cristiano di area protestante evangelica luterana, fonda un istituto biblico allo scopo di favorire il contatto tra la Bibbia e la gente povera. In un secolo, quell’organizzazione permette di distribuire oltre tre milioni di copie dell’intera Bibbia o del Nuovo Testamento. Per quell’epoca, quel tedesco prototipo di società biblica ottiene dei risultati innegabilmente eccezionali. Ma il suo influsso diretto rimane limitato alla sola Germania.

 

   Quasi cento anni dopo, e in maniera indipendente, nasce in Inghilterra un’altra organizzazione, una Società Biblica che possiede già in partenza un vasto orizzonte d’azione (e per questo suo proposito risulta molto simile alle moderne SB): la “British and Foreign Bible Society” (= BFBS).  I suoi inizi vengono raccontati così. Un giorno del 1804, a Londra, in una locanda, si incontra un vasto gruppo laici. Sono commercianti, ufficiali, funzionari amministrativi, parlamentari e diplomatici. Tra loro non si trovano pastori o preti per il semplice fatto che questi non sono stati invitati. Il che è accaduto forse a motivo dello scopo principale di quelle persone: commentare la situazione delle comunità ecclesiali. Forse hanno pensato che senza pastori sarebbe stato più facile farlo agevolmente e con piena schiettezza. Quei laici osservano: purtroppo, le persone dirigenti delle loro chiese inglesi (cioè quelle del clero) sono spesso impegnate a combattersi sul piano delle idee religiose; e lo fanno volentieri anche nelle edizioni della Bibbia. Troppe volte le annotazioni a margine o in calce, più che aiutare i lettori a intendere bene la Bibbia, sembrano preparate per criticare le opinioni altrui e per difendere le proprie. Quindi i laici di quel gruppo dicono: “La situazione delle nostre comunità cristiane è insostenibile. Deve cambiare!”

 

   Poi qualcuno dei presenti racconta la vicenda di Mary Jones: una ragazza gallese che voleva possedere una copia della Bibbia tutta per sé, scritta nella sua lingua… Ma non la trovava. Le hanno detto che forse il parroco di un villaggio ne ha alcune copie... Ma per arrivarci Mary ha dovuto affrontare un cammino faticoso e avventuroso. Le è stato necessario attraversare molti villaggi e monti, persino a piedi nudi. Ha avuto bisogno di una lunga e penosa pazienza. E quando alla fine ha trovato la sua tanto desiderata copia della Bibbia, ha scoperto che per averla doveva spendere molto più di quanto pensava e poteva… Le persone riunite nella locanda londinese trovano che quella storia è davvero molto triste, commovente e scandalosa; troppo.

 

   Allora reagiscono. Sono convinti che bisogna fare qualcosa. Alcuni forse pensano di suggerire al clero qualche intervento efficace. Ma i più non sono convinti. A chi rivolgersi? come? quando? Prevale l’idea che devono e possono fare qualcosa loro stessi, in prima persona. Capiscono che loro potrebbero affrontare tutta la situazione. Potrebbero assumerla loro e gestire loro direttamente l’impresa di arrivare ad alcune soluzioni davvero efficaci. Probabilmente pensano e dicono: “In fondo, è soprattutto questione di preparare, produrre, distribuire e vendere…; tutte cose cioè che noi sappiamo fare bene, anche senza i pastori e magari meglio di loro; perché è il nostro mestiere. Se noi mettiamo insieme le nostre varie competenze, possiamo raggiungere dei buoni risultati più facilmente di qualunque organizzazione soltanto ecclesiastica”. Quindi, con pratica coerenza, quei trecento laici scelgono di organizzarsi. Anzitutto si danno un programma che alla base è molto semplice: bisogna curare – urgentemente e bene – la traduzione, la produzione e la distribuzione di molte copie della Bibbia, in modo da poter aiutare tutte le persone che hanno troppa difficoltà a trovarne una la quale sia veramente accessibile e buona per loro. Fondamentalmente, quelle copie della Bibbia devono possedere soprattutto due caratteristiche: essere scritta in una lingua comprensibile e avere un prezzo abbordabile.

 

   Come si  vede, alla radice di quella famosa decisione c’è una scelta che potrebbe essere detta spirituale: servire - molto praticamente - la Parola di Dio scritta e il popolo dei credenti. Così nasce la BFBS. E molto presto essa si espande anche fuori dell’Inghilterra. In Europa e oltre, stabilisce una rete di suoi agenti. E poco dopo nascono delle altre SB: in Olanda (1814), negli Stati Uniti (1816), in Russia (1821). Dopo molteplici tentativi e varie tappe di organizzazione o integrazione internazionale, nel 1946 alcune grandi SB si uniscono in una struttura di tipo piuttosto federale: “United Bible Societies” (UBS o ABU, Alliance Biblique Universelle). E in breve tempo questa si allarga sempre più.[3] Ogni singola SB rimane indipendente e primariamente responsabile della sua attività nel proprio paese, ma molto spesso i suoi legami con l’associazione mondiale risultano forti e piuttosto decisivi.

 

   E ancora oggi, abitualmente.   Il clima originario – cioè quello di un gruppo di laici che si assumono in prima persona una responsabilità della quale essi sono competenti – continua anche oggi. I capi di UBS/ABU sono spesso dei laici. In linea di principio, tutti loro possono essere dei laici; l’appartenere al clero non è mai una condizione richiesta.  E’ vero che di fatto oggi non poche delle persone coinvolte, anche tra i dirigenti, appartengono al clero di qualche chiesa cristiana. Ma in proposito è importante una serie di osservazioni. All’inizio delle SB i membri del clero non potevano nemmeno far parte di una SB. E’ vero che in seguito, visti i buoni rapporti con le chiese, molte SB hanno ammesso la presenza anche attiva di molti singoli individui appartenenti al clero. Ma questi non sono mai anzitutto o soltanto dei delegati che le chiese mandano in una loro associazione. Invece, sono personalmente cooptati o eletti da ABU/UBS. In altre parole: benché di fatto essi esprimano un’autorevole rappresentanza della loro chiesa, non sono formalmente investiti dalla loro chiesa.

 

    Ancor oggi, nessun ruolo dirigente è ufficialmente assegnato da una qualche autorità ecclesiastica. Poiché molto spesso sono in notevole ed esplicita armonia e concordia con le realtà ecclesiali, le SB vedono impegnati al loro interno anche alcuni dirigenti delle chiese. Tuttavia le SB non dipendono mai da quelle persone come dai loro superiori; cosicché l’insieme della struttura UBS/ABU offre un esempio molto concreto di spiritualità cristiana essenzialmente laicale, autonoma, ricca di rapporti fecondi con le comunità ecclesiali, eppure del tutto indipendente e quindi non confessionale a priori.

 

   Questa formula è particolarmente felice. Trae la sua origine da una pluralità di denominazioni e confessioni cristiane, di peso anche molto diverso, che forse, in presenza di una delega formale, avrebbero maggiori difficoltà a raggiungere delle decisioni comuni. Naturalmente le SB di UBS/ABU rendono un prezioso servizio non solo ai cristiani ma alla comunità cristiana nel suo insieme, quindi alle chiese. Ma si tratta di un’iniziativa svolta sotto la responsabilità dei promotori, non alle dipendenze di una o più chiese.

 

   Circa il rapporto con le chiese, all’interno di UBS/UBU si possono incontrare soprattutto due o tre modelli. Uno, di ispirazione fondamentalmente anglosassone, è preoccupato di sottolineare una forte neutralità confessionale per poter liberamente servire tutte le chiese. In questo caso le SB non stabiliscono nessun legame formale con le chiese costituite e i loro comitati possono tranquillamente comprendere cristiani di tutte le denominazioni. Questi, oltre che in base al loro amore per la Bibbia e per le persone, sono designati in base alle loro competenze, ai loro interessi prevalenti, alle loro relazioni.  

 

   Un altro modello di rapporto tra una SB e le chiese locali è tipico soprattutto di paesi del nord europeo dove esistono delle chiese di stato. Esso comporta che in un comitato di controllo della SB ci siano dei rappresentanti ecclesiastici, ufficiali. Ma anche in questo caso essi non sono scelti né ‘imposti’ dall’esterno. Una chiesa maggioritaria può soltanto designare i suoi, quindi non può avere il monopolio delle presenze nella SB. Specialmente in tempi recenti, per un influsso internazionale di UBS/ABU, anche in quelle situazioni i comitati di controllo si sono largamente aperti a membri non appartenenti alla chiesa dominante.  

 

   Un terzo modello, sviluppato soprattutto in ambienti nord-americani, prevede la costituzione di un consiglio di consulenza - che non si riunisce spesso, ad es. solo una volta l’anno - al quale la SB invita le chiese ufficialmente disposte ad appoggiare la sua attività; ad esse la SB chiede di inviare dei rappresentanti da consultare. A volte questo modello si realizza mediante la costituzione di più consigli di consulenza, piccoli ed agili.

 

   Il tipo di rapporto che esiste tra una concreta SB e le chiese del suo ambiente varia soprattutto in funzione di un fattore. Se di fatto la SB sceglie di stabilire dei rapporti soltanto con una chiesa del posto – quella maggioritaria o quasi unica – oppure se decide di servire davvero tutta una vasta varietà di comunità ecclesiali (e così stabilisce di dialogare con tutte loro). Nel primo caso i legami possono essere stretti ed efficienti, ma possono risultare un po’ mortificanti o pericolosi. Nel secondo caso la SB può alimentare e diffondere un concretissimo ed edificante respiro interconfessionale, e grazie ad esso può aprire la strada a delle vistose conseguenze anche sul piano dei rapporti ecumenici.[4]

 

 
3. Due grandi passioni.

 

   Alla base del programma di azione delle SB troviamo un duplice atteggiamento che è facile individuare già all’origine della BFBS: sia il riconoscimento della grande importanza - per ogni persona cristiana - del contatto con la Parola di Dio scritta; sia la decisione di dare una precisa concretezza alla sollecitudine - che ogni cristiano deve avere - per il bene delle persone che compongono il Popolo di Dio.

 

   amare davvero la Parola di Dio scritta. La descrizione della situazione a partire dalla quale ha avuto origine la BFBS permette di cogliere senza ambiguità un fatto dominante: quelle persone sono state animate dalla convinzione che la Parola di Dio scritta è un tesoro di altissimo valore. Devono aver pensato: “Affinché la realtà di quel tesoro possa apparire in chiaro risalto, anche nella nostra situazione è necessario ripresentarlo in tutta la sua purezza”. Quindi hanno ritenuto che la Parola di Dio scritta doveva urgentemente essere liberata dal quel materiale secondario che un po’ troppo spesso la circondava sin quasi a soffocarla (cioè dal materiale contenente le varie dispute e polemiche di persone e di gruppi che a quei tempi tendevano a fare della Parola di Dio non soltanto la base del nutrimento della loro vita di credenti ma forse anche l’occasione o il pretesto per le loro discussioni e i loro contrasti).

 

   Certamente la percezione di quella diversità d’importanza - tra la Parola di Dio e le parole di commento - non costituisce certo un’acquisizione teologica inedita: anche già in precedenza tutti i teologi tradizionali l’avevano sempre affermata; di certo anche moltissimi teologi conservatori di allora continuavano ad affermarla come un grande principio. Piuttosto originale invece pare la ferma decisione con cui quei fondatori hanno avvertito di dover far sì che tale principio fosse applicato ad alcune pratiche conseguenze. Devono aver pensato: “Se è vero che la Parola di Dio scritta è infinitamente più importante delle parole umane utilizzate per alimentare le dispute teologiche, bisogna fare in modo che quella differenza sia resa evidente. E se la prassi corrente risulta non capace di assicurare abbastanza la sua espressione, vuol dire che la prassi deve essere modificata.”

 

   Di fatto sono principalmente due le pratiche conseguenze che in quella situazione sono sembrate meglio garantire l’espressione della natura della Parola di Dio scritta.   Prima, la produzione di pubblicazioni della Bibbia avrebbe dovuto essere sganciata dai gruppi specialmente coinvolti nelle dispute teologiche. A quel tempo, se la Bibbia era diffusa da uno di quei gruppi, troppo spesso e quasi inevitabilmente i destinatari erano portati ad identificare la Bibbia stessa con questo o quel gruppo, magari con una persona leader, con le sue idee e forse con le sue parzialità. Allora diventava notevolmente arduo individuare in maniera distinta: da una parte il messaggio della Bibbia, dall’altra quello di una persona o di un gruppo[5]. Perciò a loro è sembrato opportuno fare in modo che la Bibbia fosse prodotta da persone che non erano portavoce di una qualche fazione.  Seconda conseguenza: le notazioni, soprattutto quelle ampie, avrebbero dovuto essere abolite. Poiché la prassi mostrava come le note di  commento costituissero l’area preferita dalle persone desiderose di diffondere la loro personale comprensione della Bibbia anche a costo di penose polemiche,[6] e poiché così il loro effetto risultava spesso gravemente inquinante, è parso saggio eliminare alla base quella possibilità.

 

   In proposito una doppia osservazione sembra doverosa. Nell’atteggiamento di fondo di quei laici fondatori, specialmente chi è alimentato da teologia cristiana cattolica può facilmente avvertire una qualche ingenuità e un pericolo.    Primo, una ingenuità. E’ noto come molte e autorevoli riflessioni ermeneutiche, soprattutto moderne, insegnino quanto sia illusorio pensare che la Bibbia possa avere una sua esistenza del tutto autonoma rispetto a qualsiasi gruppo e a qualsiasi teologia. Come per ogni opera scritta, solamente la conoscenza del suo contesto di origine e di uso permette di identificare il suo effettivo significato. Se, al contrario, la Bibbia è sganciata da ogni contesto di origine e di uso, i suoi significati diventano piuttosto vaghi, inafferrabili, ambigui.    Secondo, un pericolo. Innegabilmente la zelante preoccupazione di purificare il più possibile tutto quel che circonda la Parola di Dio, è in se stessa ammirevole. Tuttavia può anche essere espressione di un pregiudizio di tipo piuttosto unilaterale – in questo caso, soltanto protestante – in base al quale si tende a considerare come ingerenza corruttrice ogni presenza accanto alla Parola, compresa quella di qualsiasi comunità ecclesiale. Allora si tende a sostenere che nessun tipo di presenza ecclesiale può mai risultare un vero servizio alla Parola, nemmeno alla sua forma scritta; nulla è necessario né opportuno. E in tal caso una zelante preoccupazione, invece che mettere in moto una purificazione dell’intervento ecclesiale, sembra avere l’effetto drastico di mortificarlo, o di metterlo da parte o persino di abolirlo.

 

   A quella doppia osservazione è possibile presentare una duplice risposta, fondata sulla convinzione che il problema fondamentale sia soprattutto una questione di gradi.   E’ vero che un’eventuale prospettiva ‘ingenua’ può essere soggiacente all’ iniziativa di mettere in risalto la Bibbia isolandola più di prima, e che una sua affermazione in grado estremo può risultare non accettabile da parte di alcune comunità cristiane. Ma una sua affermazione non estrema - cioè limitata a sostenere che la Parola di Dio scritta deve essere presentata in modo che siano evidenti la sua precedenza e la sua superiorità rispetto a qualsiasi altra parola che la commenta - non pare affatto ingenua, non può essere detta soltanto “protestante”. Anche i teologi piuttosto conservatori d’ogni tempo e di ogni confessione cristiana affermano serenamente che la Parola di Dio scritta deve poter essere colta nella sua posizione distinta e superiore rispetto alla posizione di qualsiasi altra parola di commento; nessun buon teologo sostiene mai che sarebbe migliore una situazione dove non fosse agevole cogliere la natura e la posizione proprie della parola di Dio scritta. Su quella linea, anche la prassi comune delle autorità ecclesiastiche cattoliche non favorisce di certo la diffusione generalizzata di edizioni della Bibbia dove la fisionomia della forma della Parola di Dio scritta appare presentata in maniera piuttosto confusa.  

 

    E’ vero che una posizione esclusiva – del tipo “diffondiamo soltanto delle Bibbie che non hanno nessuna nota” – risulta problematica e per tanti cristiani non è accettabile (almeno nelle sue forme rigide). In quella direzione le direttive delle autorità ecclesiastiche cattoliche non ammettono la possibilità di edizioni della Bibbia che non siano “corredate di note necessarie e veramente sufficienti” (Dei Verbum 25). Tuttavia è innegabile che quella drastica opposizione alle note espressa dalle prime SB poi ha condotto i più a distinguere tra note confessionali e note di tipo storico-letterario-culturale; come risulta nei più recenti documenti di collaborazione interconfessionale,[7] oggi queste sono serenamente accolte anche da UBS/ABU.  Coerentemente, se una edizione biblica contiene alcune note o altro materiale supplementare, ogni chiesa e comunità ecclesiale ammette che essa sia utilizzata nel proprio ambito soltanto se il suo materiale supplementare è in chiara armonia con la propria confessione. E in modo analogo, in genere le SB di UBS/ABU fanno in modo che le loro edizioni della Bibbia siano adatte a continuare il loro impegno fondamentale: quello di servire le persone di varie confessioni cristiane, anche diverse; sempre volendo essere fedeli al medesimo scopo, in un primo momento le SB hanno scelto la via del “senza note” e in seguito la via del “senza note confessionali”.

                                             

   prendersi cura del Popolo di Dio. Logicamente derivata dalla prima, è la seconda passione: quella di prendersi cura delle persone che dovrebbero – ed eventualmente vorrebbero – avere un contatto diretto con la Parola di Dio scritta. Su questa linea le SB si impegnano ad operare per diminuire il più possibile le difficoltà che le persone incontrano sulla via verso quell’obiettivo. Quindi le SB fanno in modo di poter mettere a disposizione un numero sufficiente di edizioni bibliche (a tale scopo traducono, stampano, distribuiscono, …) e fanno in modo di poter offrire strumenti che sostengono la loro lettura (a tale scopo preparano e diffondono opportuni sussidi…)[8]. Chiaramente significativo è il fatto che le SB conservino e tramandino come episodio simbolico la vicenda di Mary Jones;[9] continuano a vedere quella ragazza come rappresentante di tutte le persone che vorrebbero incontrare la Bibbia. Le SB hanno deciso di mettersi a servizio di persone come lei e di lavorare per aiutarle a raggiungere la meta di quel loro desiderio.

 

   In prospettiva geografica, all’interno di ABU/UBS viene spesso ricordata un’ affermazione già dei primi tempi: “Se lo facciamo per il Galles, perché non farlo per il mondo?”[10]    In prospettiva culturale varia, le SB continuano a preparare e diffondere sia edizioni di livello letterario, sia traduzioni in lingua corrente, sia traduzioni per principianti, sia edizioni  per ragazzi, ecc. …

   In prospettiva di studio, sorgono alcune edizioni fornite di ampi sussidi (introduzioni, note, glossari, appendici, carte geografiche, tabelle, ecc.).    In prospettiva scientifica, le SB curano la preparazione di varie edizioni critiche: testi nelle lingue originali, sinossi, concordanze, dizionari, grammatiche, atlanti, interlineari, poliglotte, testi di traduttologia biblica, svariati sussidi per traduttori, ecc.).

   In prospettiva interconfessionale si promuove la collaborazione di cristiani appartenenti a confessioni cristiane e insieme si distribuiscono i risultati raggiunti insieme.    In prospettiva didattica e pastorale, le SB preparano e distribuiscono mostre bibliche e porzioni di Bibbia per situazioni od occasioni particolari (scuole, grandi eventi religiosi o sportivi, emergenze di vario genere, ospedali, carceri, grandi anniversari pubblici, …).

   In prospettiva multimediale, si preparano edizioni della Bibbia che vengono realizzate su supporti diversi dalla carta: Braille, e-books, CDROM, cassette, video, ecc.[11]  In prospettiva tecnologica, le SB promuovono la qualità della traduzione, della produzione e della distribuzione facendo regolare ricorso alle risorse tecnologiche più avanzate che sono offerte negli ambienti dove esse operano.

 

   Le SB manifestano la loro concreta sollecitudine verso le persone curando che i loro prodotti siano caratterizzati o accompagnati da tre aspetti:

 

- la disponibilità, davvero effettiva.  Se una edizione della Bibbia esiste, ma Mary Jones non la trova nel suo villaggio o nella città vicina, per lei è quasi come se non esistesse. Quindi le SB si impegnano a fare in modo che i testi biblici e i loro sussidi siano davvero a disposizione delle persone. Non basta idearli e prepararli, occorre anche produrli in molte copie. E non basta produrli, occorre anche distribuirli sino a raggiungere i reali destinatari. Le SB  si impegnano ad organizzare gruppi di preparazione, stabilimenti di produzione, strutture di trasporto, mezzi e luoghi di diffusione, occasioni di incontro, … 

 

- la lingua, davvero familiare.  Se una edizione della Bibbia esiste, ma Mary Jones non riesce a comprenderla, per lei è come se non esistesse. Quindi le varie edizioni della Bibbia preparate dalla SB sono espresse nel maggior numero possibile di lingue diverse. Le lingue oggi esistenti nel mondo sono circa settemila. E agli inizi del terzo millennio il bilancio delle SB dice: almeno un libro completo della Bibbia è stato tradotto in oltre duemila lingue; il Nuovo Testamento in quasi mille; la Bibbia completa in quasi quattrocento. Molto resta ancora da fare.

 

- il prezzo, davvero abbordabile.  Se una edizione della Bibbia è stata prodotta ed è stata portata lì vicino, ma il suo prezzo supera nettamente le possibilità economiche di Mary Jones così che quella persona non riesce a comperarla, per lei è come se quella Bibbia non esistesse. Quindi le SB fanno in modo che ogni edizione biblica abbia un prezzo corrispondente al salario di un giorno o di qualche ora di lavoro di un lavoratore dipendente nell’ambiente dove essa è distribuita. Inoltre, un sistema internazionale di sussidi fraterni, consistenti ed efficaci, permette di intervenire mantenendo dei prezzi abbordabili per i destinatari quando questo obiettivo può risultare problematico per una particolare SB o area geografica. Quindi ogni SB è impegnata anche in programmi di Fund Raising per sostenere la diffusione della Bibbia nei paesi dove maggiori sono le difficoltà economiche. 

 

 

4. Competenza, indipendenza e spiritualità.

 

   Anche nelle UBS si può osservare un misto di elementi che facilmente si incontra in molte organizzazioni più o meno analoghe: un impegno di produzione che non ha un preciso scopo di lucro;  un continuo desiderio di migliorare la qualità dei propri prodotti;  la decisa volontà di non compromettere la propria libertà fondamentale. In altri termini: una necessità di agire;  una volontà di agire bene, con competenza, producendo frutti di buona qualità;  una continua persuasione di non dover rinunciare alla propria indipendenza.  Qui consideriamo da vicino come gli aspetti di competenza, indipendenza e spiritualità si manifestano in alcuni ambiti principali: la traduzione,  la produzione-diffusione, i rapporti con le chiese.  E nel medesimo contesto sembra opportuno collocare una precisazione, spesso richiesta, circa il rapporto che esiste tra qualità ecumenica e qualità interconfessionale della cooperazione dei cristiani.

 

   traduzione. Sia che scelgano di riprodurre la Bibbia su carta stampata, sia che scelgano di adottare altri supporti, sempre le SB mettono al primo posto dei loro impegni la traduzione dei testi biblici a partire dalle forme linguistiche originarie. Ora, se il tradurre è anche una tecnica, in ogni caso esso presuppone alcune competenze da studioso: soprattutto la critica testuale applicata ai manoscritti biblici e l’esegesi dei testi biblici. In seguito viene il tradurre vero e proprio; e questo non si può mai considerare esaurito una volta per tutte: ogni qualche decennio è da riprendere sempre di nuovo, soprattutto poiché sono in continua evoluzione le lingue dei nuovi destinatari. Ma anche perché progredisce la conoscenza delle lingue originarie e in genere le conoscenze di tipo storico-letterario. Per poter tradurre bene la Bibbia sono richieste le varie competenze dei buoni traduttori: quelle specifiche descritte dalla traduttologia o scienza del tradurre e quelle alimentate da ulteriori abilità connesse alla linguistica, alla gestione della letteratura scritta, alla scienza della comunicazione. Inoltre, com’è noto, nel tradurre la Bibbia è necessario compiere alcune scelte le quali possono essere sostenute soltanto da chi possiede chiare competenze in ambito di pastorale, di sociologia e di psicologia religiosa.

 

   In genere una singola SB non può possedere da sola tutte le competenze necessarie per svolgere un progetto di traduzione della Bibbia; perciò la struttura UBS/ABU ha preparato e mette a disposizione due tipi di sostegni.  Da una parte, una serie di strumenti: edizioni critiche da adottare, vari sussidi da utilizzare, alcuni esempi di traduzioni bibliche precedenti che possono essere assunte come modelli.  Dall’altra, una rete internazionale di persone: degli esperti professionisti - i “consulenti di traduzione biblica”[12] - che sono preparati e disponibili per accompagnare le persone coinvolte, prima per aiutare a pianificare un intero progetto, poi per guidare e aiutare durante la sua realizzazione. Una singola SB è sempre all’origine di ogni progetto e, dopo la sua conclusione, rimane unica responsabile della destinazione del suo prodotto finale; gli esperti TC delle UBS si limitano ad assistere il progetto in ogni sua tappa.  

 

   produzione e diffusione.  A questo livello le competenze presupposte sono prevalentemente di natura tecnica e perciò le SB dispongono di persone che sono tecnici esperti in un ambito specifico. Le loro competenze corrispondono a quelle classiche di ogni organizzazione produttiva: pianificazione, Fund Raising, grafica, editoria, didattica, psicologia, comunicazione e informazione, distribuzione, logistica, amministrazione, ecc.

 

   Anche in questo ambito spesso una SB locale non è in grado di fare tutto da sola. Perciò essa fa ricorso alle risorse comuni e centralizzate che l’insieme delle SB mette a disposizione per la realizzazione di ogni singolo progetto promosso da una SB. In tal caso tra centro e periferia si verifica nuovamente una certa tensione dialettica: mentre ogni singolo progetto è e rimane di una SB, la sua assistenza da parte di esperti esterni può essere più o meno vasta e profonda.

 

   Inoltre, particolarmente a questo livello sono percepibili due tipi di importantissime conclusioni.  Primo, risulta sommamente varia la gamma delle competenze che possono essere convocate: da quella di chi sa organizzare una spedizione, a quella di chi sa gestire una campagna di raccolta delle donazioni, a quella di chi sa condurre un mezzo di trasporto, a quella di chi è in grado gestire i registri contabili, a quella di chi sa tenere i contatti con le tipografie, ecc.   Secondo, pare evidente che la spiritualità delle SB è aperta a tutte quelle varie attività; infatti, tutte possono essere alimentate specialmente dalle “due grandi passioni” sopra descritte: il forte amore per la Parola di Dio scritta, e la forte sollecitudine verso il Popolo di Dio. Quindi tutte le persone che operano nelle SB debbono e possono essere veramente sostenute soprattutto da quelle passioni: sia le persone che compiono azioni modestamente materiali (da un imballaggio a una serie di telefonate) sia le persone che svolgono impegni più sofisticati (dalla revisione stilistica di una bozza di traduzione, all’animazione di un gruppo biblico che inizia a usare una nuova traduzione, alla guida in una mostra biblica).[13]

 

   Un’osservazione circa la natura degli esperti che a vario titolo collaborano con le SB, risulta illuminante per intendere sia la natura delle competenze raccolte e messe in atto sia il tipo di coinvolgimento che la collaborazione rappresenta. Infatti, sono relativamente poche le persone che trovano all’interno delle SB un’occupazione stabile e a tempo pieno. Ad ogni livello, invece, sono molto più numerose le persone coinvolte in maniera saltuaria e a tempo parziale. Il che dice: la collaborazione con le SB non implica necessariamente una vocazione impegnativa in senso totalizzante né tanto meno una vocazione globale di tipo quasi monacale; le persone esperte che offrono la loro competenza possono avere già, e continuare a svolgere, anche altri impegni; quindi  una collaborazione con le SB è pienamente rivolta anche a persone cristiane laiche già variamente impegnate.

 

   rapporti con le chiese.     E’ tuttora diffuso il sospetto che spesso le SB non abbiano un atteggiamento molto amichevole nei confronti delle Chiese, soprattutto nel senso che non ne riconoscono esplicitamente l’esistenza, non cercano di collaborare con loro e ancor meno di aiutarle. Si tratta di un sospetto piuttosto antiquato, che oggi non trova molte conferme né a livello formale né a livello pastorale.[14]  Per la prassi possono agevolmente essere consultate le testimonianze dirette;[15] per i programmi ufficiali e le intenzioni esplicite vanno letti i testi dei documenti più autorevoli.

   

   L’Assemblea Mondiale UBS/ABU di Midrand (ottobre 2000) ha prodotto il già citato documento “Identità e carattere dell’Alleanza Biblica Universale”, breve e prezioso, nel quale si offre una autorevolissima e rinnovata autodefinizione.[16]  Lì una delle osservazioni iniziali dichiara molto esplicitamente: “Le Società Bibliche portano avanti il loro compito in accordo e cooperazione con  tutte le Chiese cristiane e con le organizzazioni collegate con le Chiese”.  E sotto il suo paragrafo “Società Bibliche: chi siamosi legge:Le Società Bibliche considerano le Chiese come i responsabili principali della missione di Dio nel mondo.   Le Società Bibliche servono le Chiese e le organizzazioni loro affiancate come una risorsa [cui fare riferimento], ma non usurpano la missione delle Chiese.   In alcune situazioni però, le Società Bibliche possono aiutare al meglio le chiese facendo da catalizzatori e pionieri nella prima linea della missione, aprendo nuove aree alla testimonianza cristiana.    Le Società Bibliche affermano che le Sacre Scritture appartengono a tutte le Chiese, e riconoscono che le interpretazioni dottrinali delle Scritture spettano alle Chiese.” 

 

   Sotto un altro paragrafo (“Società Bibliche: come lavoriamo insieme”) si legge: “Le Società Bibliche lavorano con una cooperazione nella quale si cerca di essere al servizio l’uno l’altro, e insieme di servire le Chiese nello spirito con il quale Cristo serve noi.” Inoltre, il secondo dei due documenti di Midrand 2000 ribadisce molto nettamente la prospettiva interconfessionale. Dice: “Noi siamo impegnati a servire le chiese di ogni confessione cristiana e a cercare di collaborare con le organizzazioni collegate alle chiese”.[17]   Il che permette senza dubbio di concludere: quando qualcuno delle Chiese cristiane incontra le SB, si trova di fronte a persone che condividono la medesima fede e per qualche aspetto il medesimo impegno; in altre parole, incontra gente che si dichiara felicemente consapevole di aver ricevuto un dono e un compito, da svolgere a servizio della chiesa, per il quale le forze umane non sono sufficienti: “UBS/ABU esiste per servire il Signore Gesù Cristo e la Sua chiesa fornendo la Sacra Scrittura alla gente del mondo e promuovendola per loro. Noi siamo lieti di questa vocazione e riconosciamo che per compierla noi dipendiamo dalla forza e dalla guida dello Spirito Santo.”[18]  La volontà di stabilire contatti con le chiese è, almeno in linea di principio, chiaramente affermata: “[…] noi ci sforziamo di […] cercare la collaborazione con chiese e organismi cristiani, là dove le nostre rispettive missioni si sovrappongono, per meglio compiere il nostro compito”.[19]

 

   In particolare, specialmente nell’ambito del tema dei rapporti con le chiese, pare degno di ripresa e di sottolineatura particolare un elemento della fisionomia di ABU / UBS: la decisa e stretta mistura di aspetti religioso-spirituali e aspetti tecnico-materiali. La chiara comprensione di quell’elemento permette di capire correttamente in quali termini si può porre una qualsiasi collaborazione. Come sappiamo, in ambienti cristiani un tale fenomeno non è affatto nuovo; già in molti episodi del passato alcune persone cristiane si sono mostrate capaci di combinare una esplicita spiritualità e qualche innegabile abilità; e in questo senso nei casi migliori le SB si collocano sulla linea delle grandi imprese cristiane di ogni tempo. La consapevolezza di essere investiti di una tale vocazione complessa trova una bella espressione in parole di questo genere: “Come Società Bibliche riunite insieme per consultazione, reciproco aiuto e collaborazione, noi ci impegniamo a mettere in pratica la koinonìa cristiana condividendo in modo creativo le nostre risorse di persone, di denaro e di conoscenza durante l’assolvimento del nostro comune compito”.[20]

 

    interconfessionale = ecumenico?” Un punto specialmente urgente nel contesto dei rapporti con le chiese è quello circa la natura ecumenica o meno di UBS/ABU. Ad es., nelle pagine più volte citate leggiamo: “Come associazione mondiale noi ci assumiamo l’impegno di […] rinvigorire la natura interconfessionale della nostra fraternità nel servizio a tutte le chiese, nella nostra Società Biblica, nel nostro modo di dirigere e nel nostro scegliere il personale di UBS”[21]. Si può vedere che qui, come accade spesso e di preferenza nelle SB, viene usato il temine “interconfessionale” e non il termine “ecumenico”. Non sono rare le domande di questo tipo: “Ma interconfessionale vuol dire ancora ecumenico?”;  e: “se no, che differenza c’è?”  oppure: “le SB hanno sempre parlato così?” E’ possibile dare una risposta-precisazione semplice e chiara che certamente può aiutare a meglio comprendere la fisionomia delle SB.

 

   </