SBI CdA 20/11/2000
Note sull'assemblea di Midrand
Nous avons vu le pas de notre Dieu
croiser le pas des hommes
Nous avons vu renaître au fond des yeux
l'espérance déjà morte.
Questa canzone, appresa fra le tende di un campeggio scout da Riccardo
Fontana (oggi Vescovo) tanti anni fa, mi è tornata in mente lo scorso
ottobre, in Sudafrica. Dopo un settembre che aveva messo a dura prova le
speranze ecumeniche dei miei verdi anni, potevo di nuovo cantare, pregare
e sperare insieme a circa 300 cristiani di diversa tradizione, lingua,
razza e nazionalità (e al nostro segretario generale Valdo Bertalot).
L'Assemblea raccoglieva 140 Società Bibliche di tutto il mondo,
con due rappresentanti per ciascuna (il Segretario Generale e un membro
del consiglio d'amministrazione, di solito il Presidente). Devo ringraziare
il nostro Presidente Paolo Ricca, che, insieme all'onore di sostituirlo
nella rappresentanza della nostra Società Biblica, mi ha offerto
questa grande opportunità non solo turistica, ma anche e soprattutto
morale e spirituale.
Eravamo in un bel centro conferenze a Midrand, a metà strada
fra Johannesburg e Pretoria, a 1800 metri di altezza (su un enorme altopiano).
Uno stile totalmente ecumenico e un'efficace traduzione simultanea in quattro
lingue facevano sentire a casa propria i cristiani di ogni provenienza
e tradizione, ma l'antica origine nordico-calvinista (e non cattolico-mediterranea)
era tradita dalla struttura della giornata tipo: infatti, oltre ad essere
escluso ogni spazio per la siesta, l'alternarsi dei momenti assembleari
(canto e meditazione biblica oppure business sessions e votazioni) e di
gruppo (preghiera condivisione e discussione sui temi della giornata) era
tale da riempire ben dodici ore, dalle 8:30 del mattino alle 20:30. I pasti
e i coffe breaks erano spasmodicamente attesi anche dai piú solerti
e pii come unico momento di tregua.
Gli stessi breaks potevano però diventare occasione di preghiera
o lavoro: alle 12:30, ad esempio, il sottogruppo dei cattolici si riuniva
in una saletta per la celebrazione dell'Eucaristia sotto la presidenza
di Mons. Bududira, vescovo di Bururi (Burundi), concelebranti Mons. Tricard
(Rettore dell'Università Cattolica di Lione) e Mons. Essomba, Abate
della Cattedrale di Yahoundé (Camerun). Non mancava il nostro Segretario
Generale Valdo, e partecipavano spesso anche fratelli e sorelle di altre
chiese; fatto, quest'ultimo, scoperto solo verso la fine della settimana,
visto che il badge non specificava la chiesa, ma solo il nome, il cognome
e la Società Biblica di appartenenza.
L'Assemblea, distribuita su sei giorni, aveva come scopo principale
l'approvazione di alcune modifiche statutarie. Il fatto a prima vista non
è avvincente ma la loro importanza è stata ben chiarita dai
lavori. Si trattava di ritocchi non secondari alla missione e alla struttura
di governo delle Società Bibliche. Uno di essi riguardava l'aggiunta
dell'aggettivo "significativa" (meaningful) ad una fondamentale e sempre
valida finalità: la distribuzione delle Scritture. Quest'emendamento
ufficializzava la tendenza, già esistente in diverse Società
Bibliche (specie nei Paesi sviluppati con piú antica diffusione
delle Scritture), ad accompagnare allo sforzo quantitativo (numero di Bibbie
distribuite) uno sforzo qualitativo, di stimolo all'uso: sussidi, prodotti,
iniziative e campagne capaci d'incoraggiare la "interazione con la Parola
di Dio".
Un altro emendamento, invece, riprendeva e rendeva per cosí dire
obbligatorio un elemento importante e già comune, nella prassi,
alla maggioranza delle Società Bibliche: la disponibilità
a collaborare, nel servizio della Parola, con "tutte le chiese e gli organismi
cristiani". Altri emendamenti riguardavano, infine, la ristrutturazione
della rappresentanza, problema tecnico ma cruciale per la vita e l'efficacia
di un organismo grande e complesso come l'associazione di tutte le Società
Bibliche del mondo. Tutti gli emendamenti, istruiti da un lungo lavoro
preparatorio prima e durante l'Assemblea, sono stati approvati a larghissima
maggioranza; qualche raro voto contrario ha testimoniato che i provvedimenti
da prendere non erano banali e che la procedura, nei limiti imposti da
un cosí grande consesso, era democratica.
Come già accennato, non tutti i lavori erano plenari; una buona
parte si svolgeva a gruppi, consentendo, oltre alla preghiera e ad un benefico
scambio di idee ed esperienze, anche la formazione di opinioni e pareri
da riportare in Assemblea. In quest'ambito ricordo in modo particolare
la raccolta di fondi via internet, punto sul quale ho segnalato, nel dibattito,
l' opportunità di sinergie fra diverse Società Bibliche,
e una discussione sui cosiddetti programmi globali, di cui un esempio,
illustrato in una presentazione plenaria, veniva dal Perú (patria
del vicepresidente mondiale, Dr. Escobar).
Si trattava di una campagna di assistenza alimentare accompagnata dalla
distribuzione della Bibbia, ed ha suscitato in me sentimenti contrastanti:
se è vero che l'aiuto ai piú deboli è fin dall'origine
costitutivo dell'impegno cristiano ("ho avuto fame e mi avete dato da mangiare",
Mt. 25,35), è anche vero che esperienze missionarie antiche e recenti
evidenziano il rischio di un involontario, ma non per questo meno grave
"ricatto morale". In altre parole, ho riflettuto pensando ad una delle
modifiche statutarie, il passaggio dalla "distribuzione" alla "distribuzione
significativa" delle Scritture non è l'aggiunta di un aggettivo,
ma implica un'accresciuta sensibilità e capacità di discernimento.
Quanto a "distribuzione significativa" e "collaborazione con tutte le
chiese", anche l'esperienza della mostra biblica di Roma ha meritato, nella
valutazione del Board mondiale, di essere presentata da Valdo Bertalot
all'assemblea plenaria, dove ha riscosso notevole attenzione e interesse.
In questo contesto è emerso un importante ruolo internazionale della
nostra Società Biblica in Italia, che prima dell'Assemblea non avevo
apprezzato pienamente. La realizzazione di eventi biblici di alto profilo
culturale, capaci di coinvolgere ad alto livello tutte le chiese, non ha
valore solo per il nostro Paese, ma serve anche nel resto del mondo, come
incoraggiamento e "volano" per la collaborazione fra la chiesa cattolica
(che in molti Paesi ha aderito alle Società Bibliche piú
tardi che da noi) e le altre chiese cristiane. In altre parole, con il
video della nostra mostra, disponibile per i rappresentanti di tutte le
Società Bibliche a Midrand, sarebbe stato possibile anche all'estero
scaldare il cuore ai tiepidi, ai perplessi e ai sospettosi di tutte le
chiese, mostrando che "perfino nella città del Papa" si lavora già
molto bene, insieme, al servizio della Parola.
La parte "ufficiale" di questo grande evento - i lavori dell'Assemblea
- era, come si è detto, intensissima, ma un'altra parte importante
(forse la piú importante, ma la meno facile da sintetizzare) è
stata l'incontro personale con esistenze ed esperienze cristiane di tutto
il mondo. Come riportare a parole la luce del sorriso di Oswald Hoffman,
vescovo luterano molto anziano, fra i fondatori dell'Associazione Mondiale,
quando gli chiedevo di raccontarmi a tavola i primi giorni del Concilio
Vaticano II, di cui era stato osservatore? E la bontà di Gunnleik
Sejerstad, fisico nucleare luterano, capace di leggere la Dominus Jesus
con attenzione e rispetto maggiori di molti amici cattolici? Questi e simili
incontri, meglio di una presentazione multimediale, davano la gioia di
riscoprirsi seguaci dello stesso Signore, certi della festa senza fine
dove tutti ci ritroveremo, felici del piccolo assaggio di Paradiso goduto
in quei giorni straordinari.
Stupendo è stato anche il discorso finale di Desmond Tutu, l'arcivescovo
anglicano, premio Nobel, eroe della svolta democratica sudafricana. Nonostante
questa svolta, a noi italiani la condizione dei neri in quel paese è
parsa ancora molto dura, e la storia di Soweto e dell'apartheid , invenzioni
recenti (1948!) e mostruose di bianchi cristiani come noi, quasi incredibile.
All'Assemblea, nonostante queste pesanti e ben visibili ingiustizie e disparità
in cui ci s'imbatteva appena fuori del centro conferenze, i fratelli africani
lavoravano e cantavano Alleluia con noi, col grande capo Fergus MacDonad
(intervenuto il primo giorno in costume scozzese), con lo staff mondiale,
con Ricardo Grzona, animatore giovanile cattolico dell'America Latina,
con i pastori ed esperti biblici Sanchez e Bonnet (autori di magnifiche
meditazioni bibliche plenarie). I molti Africani presenti in Assemblea,
pur consci dei loro diritti a lungo rubati, non erano insomma arrabbiati
con noi europei. Non solo: essi avevano anche l'aria di essere piú
allegri, piú fiduciosi nel Signore, piú assetati della sua
parola, meno stanchi di noi. E pian piano questo dono di Dio si è
trasmesso anche a noi, che siamo usciti dall'Assemblea piú forti
nella fede di quando eravamo arrivati.
L'ultimo giorno, dopo il culto alla chiesa di Pretoria (dove ho risentito
qualche buon vecchio inno dell'Innario Cristiano dopo una settimana di
musica sacra moderna, per lo piú africana), abbiamo lasciato, andando
verso l'aeroporto, una città tutta fiorita di viola per i suoi settantamila
alberi di Accarandà (pianta che non avevo mai visto): sotto l'equatore,
infatti, le stagioni sono rovesciate rispetto alle nostre. La natura e
l'incontro appena concluso suggerivano cosí un unico pensiero: anche
se da noi è autunno, da qualche altra parte del mondo è primavera.
Portiamo a casa nostra un raggio di questo sole, aspettando con fede, speranza
e amore che la buona stagione ritorni anche da noi.
Giovanni Bachelet
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